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Agosto 2026

SUL DECLINO DI FIAT-STELLANTIS IN ITALIA

di Vladimiro Merlin

La vicenda Stellantis (per quanto riguarda la sua branca ex FIAT) ha radici molto lontane. Come molti altri capitalisti italiani si è giovata di enormi finanziamenti pubblici e di protezioni politiche che per molti anni le hanno garantito il totale monopolio della costruzione di auto in Italia.

Come dimostra la nota vicenda del divieto posto all’Alfa Romeo, pur essendo, allora, di proprietà pubblica, di costruire una utilitaria che poteva contendere quel settore di mercato alla FIAT, utilitaria che l’Alfa Romeo aveva già pronta per la sua realizzazione, e che avrebbe potuto ampliare consistentemente la fascia di mercato della casa del biscione, evitando le difficoltà economiche che comportava il fatto di essere relegata in una fascia di mercato medio-alta.

L’ultimo passaggio, in tal senso, fu l’acquisizione, un vero e proprio regalo, dell’Alfa Romeo da parte della Fiat, che eliminò così quella che poteva essere l’unica sua concorrente italiana e determinò, caso unico in Europa, tra le grandi nazioni, la situazione di un paese con un’unica azienda costruttrice di auto (a differenza di Germania, Francia, Inghilterra ecc.).

L’acquisizione dell’Alfa Romeo da parte della FIAT servì in realtà per il suo smantellamento, per porre in atto speculazioni immobiliari, prima sulla sua fabbrica di Milano (il Portello), che fu chiusa immediatamente dopo l’acquisizione nel 1986, per dare, poi, vita ad una speculazione immobiliare e, in seguito, sull’area di Arese (con la chiusura della produzione nel 2002), rimanendo attiva la sola fabbrica ex Alfa Romeo di Pomigliano D’Arco.

Nel contempo mentre chiudeva queste due grandi e storiche fabbriche (con enormi guadagni per la proprietà realizzati con le speculazioni immobiliari) apriva la fabbrica di Melfi, esattamente nel mezzo tra la chiusura del Portello e la chiusura dello stabilimento di Arese. La Fiat aveva acquisito l’Alfa Romeo per 1050 Mld di lire più i debiti, pari a 700 miliardi di lire, in tutto 1750 Mld di lire, mentre, come abbiamo visto, chiudeva gli stabilimenti a Milano ricevette dallo Stato 2400 miliardi di lire per la costruzione dello stabilimento di Melfi, quindi la FIAT non solo, di fatto, non pagò una lira per l’acquisizione dell’Alfa Romeo ma guadagnò 650 Mld di lire per la costruzione dello stabilimento di Melfi.

Dalla cessione dei terreni della sola area del Portello la Fiat incassò 400 Mld di lire, dalla vendita dei terreni dello stabilimento di Arese la Fiat incassò 1040 mld di lire, quindi non solo non pagò una lira per l’acquisizione dell’Alfa Romeo ma , tra la vendita dei terreni di Milano ed il finanziamento dello stabilimento di Melfi, la Fiat incassò 2090 miliardi di lire, più che un regalo fu un furto di risorse pubbliche.

A quel punto era rimasta l’UNICA azienda produttrice di auto italiana.

 

I suoi investimenti in innovazione e sviluppo sono, comunque, sempre stati molto limitati, preferendo sfruttare la sua predominanza sul mercato interno, al di là della qualità effettiva delle sue auto, specie in relazione alla concorrenza straniera.

Il caso più eclatante fu la vendita del brevetto della Magneti Marelli che è tuttora alla base di tutti i motori termici più moderni, che fu ceduto per quattro soldi alla BOSCH che in seguito ha incassato, e ancora incassa, miliardi sull’utilizzo di quel brevetto; pur di non investire sull’innovazione implementando quella invenzione la Fiat ha rinunciato ai proventi miliardari del brevetto.

Ma gli errori più gravi sono stati altri, in particolare ad opera di Marchionne, che durante la sua gestione si rifiutò di investire in Cina (per puntare invece sul Sud America) deridendo chi lo faceva (vedi Volkswagen

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